La somma di tutte le esperienze e le conquiste dei musicisti…
articolo di Giulio Biancardi per Alterazioni – il giornale del Conservatorio Pollini di Padova

Nahel

C’è un aspetto della vita musicale tanto totale e spontaneo quanto purtroppo dato a volte per scontato, ovverosia la somma di tutte le esperienze e le conquiste dei musicisti ch’è l’orchestra. Essa costituisce una mirabile e difficile fusione di tanti mondi diversi quanti sono le sue parti, che possono stare in equilibrio solo con un paziente labor limae che adatti gli spigoli di ciascuno all’ingranaggio generale e questo difficoltoso compito riunisce responsabilità, doveri e una certa maestosa figaggine nella figura del direttore. Ma quale filtro magico dobbiamo bere noi del conservatorio per volgerci in orchestrali capaci di decifrare i segni arcani di questo aspirante mago?

Naturalmente ci si fornisce di un prestigioso e utilissimo corso di esercitazioni orchestrali, che ci inizia al mestiere, ma esso da solo non è capace di esprimere la pluralità e la varietà dell’ammasso di bâtons cui ubbidiremo (si spera) lungo tutta la nostra vita, né quindi, bisogna dirlo, di educarci completamente alla flessibilità richiesta in questo mestiere. Dunque si può scegliere di affrontare impavidi e fieri la vita oppure, come ho recentemente scoperto, assaggiare in anticipo un bocconcino dal banchetto delle bacchette.

Il lungimirante ed illumato direttore dell’orchestra Nova Symphonia Patavina, M° Davide Fagherazzi in questo spirito ha organizzato una graziosa masterclass orchestrale, della durata di tre giorni (30 ottobre- 1 novembre) nell’interesse dei membri dell’orchestra e di altri desiderosi che hanno avuta la possibilità di confrontarsi con un programma interessante e soprattutto con un direttore interessante. Ad occupare il podio è stato infatti il M° Nahel Al Halabi, direttore siriano dal notevole curriculum: ai diplomi in direzione, tromba e contrabbasso seguono i molti concerti con orchestre di ogni dove e la nomina nel 2011 a direttore dei Conservatori siriani, dove organizza compiutamente il sistema dei corsi pre-accademici. Ma è la figura di quest’uomo a colpire maggiormente quando lo si ha dinanzi: statuario nel suo dolcevita beige, ribelle nell’intrico dei capelli scuri, sereno nel sorriso pacato di chi ha ogni cosa saldamente sotto il suo controllo. E davvero quello che sorprende è che nel tumulto del sempre troppo poco tempo per provare prima del concerto finale (tenutosi la domenica) il nervosismo e lo stress non sono riusciti per un solo istante ad adombrare il volto rassicurante di quest’uomo. Perché un direttore rassicurante è sicuramente quello preferito dall’orchestrale, che nella sua pigrizia ama imparare ad eseguire il pezzo con minor fatica e quantità di insulti possibile.. la solerzia e la puntualità del M° Al Halabi sono riuscite infatti a rendere dapprima presentabili e poi decisamente gradevoli due pezzi dai Seas Interludes di Britten, alcune arie di Vivaldi, Verdi, Bizet e Puccini (in collaborazione con alcuni validissimi cantanti), la Tregenda di Puccini per incominciare e la grandiosa Marcia Slava di Tchaikovsky per finire. Impavido egli affrontava a testa alta la prima, temibilissima, lettura del pezzo e poi con voce tenue ma ferma seminava i suoi consigli (non mancando di spiegarci come trent’anni fa avrebbero suonato e come invece facciamo ora) prima gli archi, poi i fiati nell’ordine in cui le sue parole arrivavano, ottoni, percussioni e così via, e le sue spiegazioni andavano straficandosi a formare quel plastico ben delineato e tangibile ch’è il pezzo così come lo sentiamo, e i brani da noi eretti l’uno dopo l’altro si allineavano come una lunga fila di menhir…

Poiché il sabato sera occorre far festa si è data anche una letta alla Quinta Sinfonia del buon Tchaikovsky… una schiera d’angeli che cantando desse il benvenuto ai campi elisi non sarebbe stata diversa dalla meraviglia che si spandeva fuori dalle mani del maestro e dagli strumenti dell’orchestra… e le dinamiche e i cambi di tempo del secondo movimento si susseguivano in un filo interrotto che trascolorava dalle più tenui tinte pastello alle più vive e accese e si decise così che troppa bellezza avrebbe guastato il concerto e alla fine la sinfonia si è tralasciata, ma ciò non ha impedito che la chiesa gotica del collegio Don Mazza straripasse l’indomani di spettatori vivaci e prodighi di applausi. Il M° Fagherazzi afferma contento che la sua orchestra si è trasformata dopo quest’esperienza e sorride ottimista al calendario di concerti organizzati per la stagione, rivolgendo il suo invito ad unirsi alla Nova Symphonia a chiunque abbia voglia di suonare davvero e produrre della buona musica con serietà, poiché è questo che la giovane orchestra ha dimostrato di saper fare: darsi da fare.

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